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IV. GINNASTICA DELLA DIREZIONE

1.Forme dell'intelligenza ed educazione integrale.

Gli studi psicologici più recenti hanno dimostrato che non tutti fanno uso in egual misura dei loro sensi per imparare.

Cosi si distinguono: i visuali, cioe coloro che immagazzinano soprattutto impressioni date dalle vista; gliauditivi, cioè coloro che immagazzinano soprattutto impressioni date dall'orecchio; i motori, cioè coloro che immagazzinano soprattutto imagini date dal senso cenestetico (1).

(1) Vedere Biblioteca Hermes N. 51: La Ginnastica dei Sensi.

Per dare un'idea grossolana diremo che se un ragazzo mostra tendenza alla pittura è senza dubbio un visuale, se alla musica è un auditivo, se alla meccanica un motore.

Naturalmente ben pochi sono i tipi puri: per la maggior parte le intelligenze combinano i tipi in diversa misura, e da ciò molte varietà. Ma in generale vi è sempre una tendenza predominante la quale fa sì che all'uno riesce per es. assai più facile imparare o pensare leggendo o scrivendo, a un altro riesce più facile udendo o parlando. C'è chi ritiene con meravigliosa facilità le fisionomie delle persone senza poterne ricordare il nome, chi ne ricorda il nome e non la fisionomia, chi ne ricorda la voce ma non riesce a ritenere né la fisionomia né il nome, ecc. C'è chi per pensare deve circondarsi di silenzio e di calma, e chi non medita bene che passeggiando in su e in giù o discutendo ad alta voce fra sé o con degli interlocutori. Esaminate voi stessi a questo riguardo.

Che cosa ricordate meglio? Le fisionomie? Siete senza dubbio un visuale o un visuale-motore. Le voci? Siete un auditivo, o un auditivo-motore. I nomi? Allora osservate se li ricordate sotto forma di scrittura nel qual caso siete ancora un visuale, o sotto forma di suono e siete un auditivo.

La scuola non può fare molte distinzioni e perciò accomuna l'insegnamento verbale, l'auditivo e il motore. Ed è giusto. Solo un'educazione privata potrebbe proporsi di far penetrare nella mente le cognizioni servendosi preferibilmente della forma che più si addice e di svolgere le attitudini specifiche dello scolaro senza incaponirsi per es. a voler fare un musicista di un visuale puro o un letterato di un motore.

Poiché qui si tratta di un programma di autoeducazione ad uso di adulti colti, parrebbe un suggerimento ovvio consigliare lo sviluppo dell'attitudine predominante. Noi però crediamo che non basta. Un tipo puro è perciò stesso un ingegno incompleto. Dovete dunque sforzarvi di sviluppare la vostra intelligenza seguendo le direzioni che più vi sono ostiche.

Siete dei visuali? Sforzatevi di migliorare non solo la vostra memoria dei colori e delle forme, ma anche la vostra capacità motrice e auditiva. Molti che sanno esprimersi a meraviglia scrivendo, non sanno affatto discorrere. Abituatevi quindi a ritenere il contenuto di un articolo o di un libro senza fare alcun sunto, senza note o segni in margine. Cercate di argomentare, diarzigogolare variando. Molti anche quando pensano, pensano leggendo mentalmente, cioè sono nell'impossibilità di connettere altrimenti che sotto la forma grafica. Ostinatevi quindi a pensare parlando. Chiudetevi nella vostra stanza e parlate davanti allo specchio, come se parlaste a un'altra persona.

Inversamente, se siete un auditivo vi obbligherete a studiare senza mormorare le sillabe, a pensare scrivendo. Questi studi fatti di contraggenio vi riusciranno dapprima penosi, e persin dolorosi. Tuttavia è necessario insistervi se si vuole giungere a uno sviluppo integrale della propria intelligenza.

Se siete un grafo-motore, cioè se il vostro pensiero non è mosso che dalle imagini sensibili, segni scritti, acquistate un trattatello di calcolo mentale e fate numerosi esercizi di computi a memoria. Le difficoltà in principio vi sembreranno enormi, ma andranno rapidamente attenuandosi, tanto che farete meraviglia a voi stessi.

Abituatevi a raccontare succintamente ed esattamente scene viste, discorsi uditi; a discutere prima in privato e poi in pubblico.

Ogni sera rimemoratevi la giornata trascorsa, andando a rovescio della vostra abilità: scene viste se siete un auditivo, discorsi uditi se siete un visuale.

Un'altra ginnastica intellettuale, che sviluppa l'attenzione, l'osservazione, la riflessione, il senso di analogia, è data dall'Eniministica. Non si possono sciogliere sciarade, rebus, logogrifi, ecc. senza stare attento, ragionare e paragonare. Lo stesso si dica di molti altri giuochi di carte, scacchi, ecc.

Insomma: il cervello si può paragonare a una centrale elettrica alla quale giungono cinque linee di energia, rappresentate dai cinque sensi. Se vogliamo progredire intellettualmente dobbiamo procurare che nessuna linea resti inattiva.

La psicologia ci ha rivelato che ogni idea tende a trasformare se stessa in un movimento. Il nostro sistema muscolare è lo specchio fedele dei nostri pensieri. La forma più comune di estrinsecazione delle nostre idee è il linguaggio parlato. Il pensiero e la parola seguono come il lampo e il tuono. Parlare è dunque la forma migliore per fissare e per controllare le nostre idee. Voi leggete questa pagina, e poiché le idee in essa contenute non sono certo superiori alla vostra intelligenza, siete convinto di averla capita e di poterla ricordare.

Ebbene, prima di voltare il foglio chiudete il libro e provatevi a ripetere ad alta voce, come se raccontaste a un compagno, cio che avete letto. Con tutu probabilità non ricorderete gran cosa etroverete che le idee rimastevi sono scucite. Perche? Ma perchè la pagina non è entrata nel vostro cervello che attraverso una sola linea: gli occhi. Le altre sono rimaste chiuse.

Concludendo: se volete imparare ad esser sicuri di aver capito, ripetete ad alta voce quanto avete studiato.. Il miglior modo di delucidare le nostre idee su un argomento non è di leggere libri su libri, ma di discorrere con un competente. Imparerete allora a distinguere l'essenziale dal superfluo, e farà meraviglia a voi stessi lo scoprire quanto mozze e confuse fossero le vostre nozioni su un argomento in cui vi credevate competenti.

Un altro sussidio alla comprensione è quello di scrivere ciò che sapete o credete di sapere. Meglio assai, quando l'argomento si presta (per es. negli studi di geologia, fisiologia, botanica) disegnate. Se l'argomento non può prestarsi a un vero disegno potete però chiarire le vostre idee disponendole in una tavola sinottica. Le tavole sinottiche sono un mezzo pedagogico del quale a torto si fa troppo poco uso. Ma voi potete far meglio che procurarvi delle tavole sinottiche già fatte, ed è di fabbricarvele da voi. Potete fabbricarvene per qualunque materia, per qualunque circostanza: tanto per un intero volume quanto per un paragrafo. La costruzione della tavola sinottica metterà ordine e proporzione nelle cognizioni vostre, vi insegnerà a coordinare, subordinare, raffrontare le idee; insomma dalla massa amorfa farà sorgere una individualità organica.

2. Un pensiero alla volta.

Imparate a lavorare vivacemente, attivamente, cioè partecipando collo spirito a quanto state facendo. Molti si accingono svogliati al lavoro e si riducono ad essere trascinati dal lavoro stesso piuttosto che spingerlo.

La prima misura da prendere consiste nell'avere un'idea molto chiara del lavoro o della porzione di lavoro da compiere e circondarsi subito di tutto quanto si prevede potrà occorrere per la sua esecuzione. In secondo luogo bisogna mandare avanti il pensiero, cioè fissare a se stessi una mèta prossima. Se scrivete un periodo, procurate di averlo in testa nella sua compiutezza, già corretto grammaticalmente e logicamente, prima di intingere la penna. Se posate una pietra dovete vederla col pensiero già al suo posto esatto, prima di prenderla in mano. Se guidate una barca dovete sempre aver presente la mèta. Se dovete recarvi in un posto, ancor prima di muovervi fissatevi in testa ben chiaro le strade o le località da percorrere per giungere, raffiguratevi il posto a cui volete giungere, e ciò che volete fare o dire.

Non arriverete mai a pensar bene se non vi rassegnate a pensare a una cosa sola alla volta e non concentrate tutta la vostra energia mentale su « ciò a cui dovete pensare ».

Molti si ostinano a credere che sia possibile pensare a due cose alla volta. No e no. Il campo mentale è illuminato da un solo faro proiettore, cioè la nostra attenzione. Come ha ben spiegato P. Janet, davanti a questo faro le imagini passano e sì trasformano successivamente come in un caleidoscopio, ma noi non possiamo mai afferrare più di una imagine per volta, cioè quella che si trova illuminata dal faro. Tutto il resto è penombra, confusione. Se noi vogliamo fissare insieme l'imagine netta e quella confusione che la circonda da ogni parte, non ci è possibile cavare nessuna impressione chiara: avremo nella mente un barbaglio e non più.

Il tempo della nostra attenzione corrisponde alla potenza o per dirla con una parola tecnica, al « candelaggio » del nostro faro: insomma più aumenta il tempo dell'attenzione e più l'imagine, il pensiero, risultano chiari ed evidenti.

Alcuni, vittime di una strana illusione, credono che pensare in fretta significhi acquistare forza mentale. E' un pregiudizio pernicioso. Se avete otto giorni di libertà per compiere un viaggio ed in questi otto giorni volete vedere otto citta dell'Umbria, conoscerete l'Umbria assai meno di chi si contenti di dimorare otto giorni ad Assisi o a Spello, limitandosi a qualche breve escursione nei dintorni, ma sopratutto sforzandosi di osservare bene e compiutamente il luogo scelto. Sacrificate sempre l'estensione alla profondità, giacché l'estensione in sé è nulla e potreste andare all'infinito senza mai giungere al centro dei fatti a cui vi potrà far giungere la profondità. E' doloroso dirsi che per seguire un sentiero se ne abbandonano mille. Tutto interessa, tutto attrae e seduce ma le nostre forze sono limitate, il tempo ha un confine, la morte sopraggiunge.

Date dunque tempo al tempo e non rammaricatevi di dover tralasciare qualche cognizione. Per fare un paragone evidente e notissimo, voi non vi nutrite di più divorando un chilo di maccheroni che masticandone perfettamente tre ettogrammi, e se avete il tempo limitato non lagnatevi se per masticar bene questi dovete rimandarne sette etti in cucina.

3. Il compito dell'incosciente.

Goethe esortava i poeti: — Afferrate l'ispirazione, fermate l'ape d'oro che spesso non ritorna.

Più modestamente noi osserveremo che col mutare delle nostre disposizioni fisiche, variano in noi le probabilità di occuparci più profìcuamente di una cosa piuttosto che d'un'altra. Insomma a un dato momento la nostra potenza intellettuale può esplicarsi piena su un'attività e trovarsi menomata rispetto ad un'altra. Se in un dato momento non vi sentite disposto a risolvere un problema matematico, non disperatevi: provate la letteratura o la meccanica o l'osservazione libera.

Chi si è ben persuaso di quanto ci siamo sforzati di far capire e cioè che l'intelletto non progredisce immagazzinando, ma osservando, si consolerà della sua apparente importanza giacché il campo dell'osservazione è tutta la vita, tutto il mondo delle forme e dello spirito.

Dobbiamo solo raccomandarvi ancora di non lasciar disperdere il frutto delle vostre osservazioni: annotate i vostri pensieri e più tardi potrete elaborarli.

Se avete il cervello vuoto e avete bisogno di un argomento, mediante il giuoco dell'associazione delle idee, la prima parola che vi cade sotto gli occhi o nell'orecchio, il primo oggetto che vedete può servirvi di punto di partenza, di scalino per arrivare a un'idea feconda (1).

(1) Vedere nel vol. N. 63: Mnemotecnica (Memoria artificiale) il procedimento per incatenare a una parola qualunque una serie infinita di idee. Il vol. Meccanica Letteraria insegna poi ad utilizzare questo processo associativo. Vedere anche l'Educazione della Fantasia.

Ma qualche volta date ascolto al cervello ribelle, lasciatelo in pace. Andate a spasso, andate a dormire! Il vostro cervello lavorerà per voi. Nell'incoscienza apparente del riposo e del sonno i problemi che vi angustiano si sistemeranno da sé, come portandolo, si assesta un sacco di noci. Tutt'al più basterà dare un comando, una direzione allo svolgersi delle idee incoscenti: basterà insomma che prima di riposare o di addormentarvi, voi ordiniate al vostro cervello di lavorare per voi.

In una fiaba infantile c'è una strega cattiva che uscendo ogni mattina di casa impone alla povera orfanella un compito sovrumano: mondare un quintale di riso, contare i chicchi di un sacco di miglio, filare una balla di lino. La bimba si addormenta scoraggiata, e quando si sveglia trova che una fatina benefica ha fatto tutto il lavoro.

Questa fata è l'incosciente che lavora per noi mentre riposiamo. Solo bisogna trattarla bene, e soprattutto credere nella sua virtù fattiva (1).

(1) Il procedimento autosuggestivo per chiamare le forze incoscienti in aiuto del cosciente e insegnato con insuperabile chiarezza e praticità nei vol. 18: Ipnotizzate voi stessi!

4. Siate un uomo, non un cervello.

Mantenete un costante equilibrio tra il vostro ingegno e voi stessi. Non lasciate che il vostro pensiero vi «prenda la mano » rendendovi estraneo alla vostra coscienza. Non imagi-nate che l'ostinata specializzazione, l'esclusione perpetua di ogni idea estranea valgano a migliorare di molto le vostre qualità intellettuali applicate a un determinato lavoro. Un'opera non è fatta solo degli elementi che sembrano comporla, ma è influenzata da tutto l'ambiente imaginativo, sensibile, spirituale e sociale. Essa non è un canto isolato, ma una voce nell'orchestra infinita. Come si sarebbe soli, come si sarebbe poveri in una stanza davanti al proprio lavoro, se non ci arricchissero tutte le impressioni morali o sociali!

Rifiutatevi di essere un cervello staccato dal corpo. Non fate del lavoro una monomania. Ricordate ancora il detto di Bacone : « Passare troppo tempo nello studio è segno di pigrizia ». Ed è vero. E' pigrizia perchè a frenarsi occorre uno sforzo. Il riposo, fisiologicamente parlando, è un enorme lavoro di restaurazione, del quale non abbiamo coscienza, ma della cui mancanza sentiamo gli effetti.

Lavorate con calma, riposatevi di tanto in tanto, coscientemente. Per riposare più in fretta siate allegri nel senso voluto da San Francesco. E un altro gran santo che fu un grandissimo ingegno, San Tommaso, diceva : « Un uomo che non scherza mai, che non sa mai tollerare lo scherzo, che non favorisce il giuoco o il rilassamento altrui, è un rustico e diventa oneroso al prossimo ».

5. Come esercitare la concentrazione.

Tutto il potere della mente dipende dall'abilità di concentrarla e di arrestarla sopra un soggetto o un'idea per tanto tempo quanto lo si desidera.

L'abitudine di leggere con disattenzione è una delle fonti più abbondanti di distrazione della mente. Anche l'abitudine di parlare molto e di ricercare la compagnia di altre persone soltanto pel piacere di ciarlare distrugge la facoltà di concentrarsi.

Perchè riesca profittevole, la concentrazione della mente deve diventare un'abitudine. In che cosa consiste la concentrazione? L'abbiamo visto e spiegato a lungo nell'Arte della Memoria; anzi, tutto il libro non è che una serie di esercizi di concentrazione.

La concentrazione — abbiamo detto — è la possibilità di pensare deliberatamente a un soggetto prescelto e di cessare di pensarci volontariamente a un momento dato.

Esercitatevi a leggere, a pensare, mentre la gente che sta intorno a voi parla e fa chiasso. Persistete anche se vi occorre di dover rileggere più volte una stessa frase. Fate come il cucciolo che afferrata in bocca una preda non la lascia per quanto gli altri minaccino o lusinghino o lottino.

Costruite, preordinate nella vostra mente sin nei minimi particolari qualunque cosa state per intraprendere, ricercandone le possibili lacune e i difetti, instancabili nell'opera di auto-critica. Quando fissate la mente su un oggetto, non abbandonatelo sinché non abbiate preso completa conoscenza non solo dell'oggetto stesso, ma anche del tutto a cui questo oggetto appartiene.

E' essenziale anche esser capaci di smettere di pensare quando lo si vuole, come d'esser capaci di smettere di lavorare quando si è stanchi. Distogliete la mente all'improvviso da un'idea, rifiutandovi di darle retta (1).

(1) Questo vi riuscirà meglio industriandovi a crearvi un nuovo stato psichico, distraendovi materialmente. Man mano il nuovo stato di forma, l'antico viene dissociandosi e con ciò voi dimenticate. Vedere Biblioteca Hermes N. 89 : L'Arte di Riposare.

6. Guidare il proprio pensiero.

Guidate i vostri pensieri come si guida un cocchio: ora allentando ora tirando a voi, volgendo a destra a sinistra e soprattutto non perdendo mai di vista la mèta.

Vi abbiamo insegnato come l'analisi della più semplice frase si possa spingere all'infinito, sino ad abbracciare tutto lo scibile umano. Ma sarebbe questo un procedere razionale? No di certo. Il pensatore deve saper contenere i limiti del suo pensiero nell'ambito prefisso, giacché ogni studio non è fine a se stesso, ma un gradino verso una conoscenza generale superiore. Ciò che più importa dunque, per avere un pensiero elevato, non è tanto l'analisi, quanto la sintesi. Qualunque studioso pedante può glossare a perdita di vista le caccole d'un poetastro e fabbricarvi su dei mirabolanti titoli da libero docente; ma solo un De Sanctis può rivivere l'episodio di Francesca e creare un capolavoro su un capolavoro.

Ripetiamo: lo studio è un semplice punto di partenza: il punto d'arrivo deve essere l'elaborazione di un sistema personale di pensiero.

7. Come si riesce originali.

Rifuggite dalla ripetizione sotto qualunque forma: cose vepertutti, se volete accumulare un maggior capitale intellettuale dute, nozioni sapute, sensazioni godute, situazioni sfruttate.

Poiché il tempo: un giorno, un mese, un anno, è eguale dovete sforzarvi di variare senza posa il campo delle vostre esperienze. Molti vivono come automi; rifacendo o riudendo gli stessi discorsi degli stessi amici, negli stessi locali e nelle stesse strade. Se volete progredire, rompete il cerchio delle vostre abitudini materiali e intellettuali; procurale di gustare tutte le sensazioni nuove, di tentare tutte le esperienze nuoove, di interessarvi a problemi sempre nuovi. L'ingegno ha per madre la curiosità.

Non prendete a pretesto gli obblighi professionali, le necessità familiari, l'inopia. Anche nella miseria del natio borgo selvaggio un uomo d'ingegno trova un campo vastissimo di osservazioni e di esperimenti. La città assai più di quel che si pensi, costringe, come ben si espresse P. P. Michetti, a lavorare « ottenendo il minimo risultato col massimo sforzo ».

Se non potete variare le esperienze, variate ogni esperienza introducendovi di volta in volta un elemento di novità.

Questo presuppone la rinunzia a compiere un'azione in modo automatico. Per es. voi aprite ogni mattina il giornale e vi cercate a casaccio le notizie lasciandovi guidare dai titoli. Per qualche mattina obbligatevi invece a leggere sistematicamente prima la sola parte politica o la sola cronaca cittadina, disinteressandovi del resto. Finito di leggere, procurate di farvene un concetto sintetico, una specie di riassunto, dandovi ragione del più del meno, delle conseguenze e del come derivano dagli antecedenti.

Non accettate mai passivamente alcun giudizio, nessuna asserzione, per quanto autorevole sia il nome del presentatore. Anzi, se volete fare rapidi passi sulla via del progresso intellettuale, disponetevi sempre nell'atteggiamento spirituale di un critico inesorabile, di un contradditore piccoso, maniaco, spietato.

Per voi, nulla deve esistere di eccellente, benissimo, buonissimo, giustissimo. C'è in ogni cosa e sempre, un « meglio di così » che dovete sforzarvi di trovare, beninteso senza la pretesa di realizzarlo. Questa vostra mancata potenzialità dovrà indurvi a tenere per voi le vostre critiche, se non volete diventare un individuo insopportabile.

Gli uomini di fede ardente, gli entusiasti non conoscono le restrizioni, i dubbi, le ipotesi, il timore di troppo affermare o troppo negare. Ma chi ha ragione? Davanti a qualsiasi problema, fra un anno gli entusiasti saranno di meno, gli altri dì più. Parte degli entusiasti non si saranno convertiti, ma avranno riversato il loro entusiasmo su altri oggetti.

Nessun uomo molto intelligente fa pompa di opinioni recise che partecipino del dogmatismo e dell'intolleranza, quando non sia della presunzione e dell'accecamento.

Non affermate mai nulla senza aver esaminato se un'opinione contraria le a maggior ragione contradditoria) non potrebbe essere tanto o poco giustificata.

Questo precetto — se fosse seguito — riescirebbe utile non solo all'educazione intellettuale, ma anche a quella sociale.

Non per questo esortiamo a mettersi in una posizione di scetticismo. Nel mondo relativo, vi sono delle verità relative. Quindi anche lo scetticismo dovrebbe almeno esser relativo. Uno scetticismo assoluto è una fede, è un credo. I credenti sono gli scettici del pensiero scientifico. I così detti liberi pensatori sono i bigotti del determinismo.

In ogni questione esaminate rapidamente le ragioni prò e contro e tentate per vostro conto di cercare la soluzione intermedia. Questo, intendiamoci bene, a puro scopo di ginnastica intellectuale.

In ogni frase che udite, in ogni opinione letta, industriatevi a cercare la ragione palese o nascosta che la giustifica. Voi dovete chiedervi: Per quali motivi costui asserisce questo?

Esercitatevi spesso a fare l'avvocato del diavolo, vale a dire a prendere la contropartita, punto per punto, di un articolo letto, di un discorso udito, e ciò quand'anche foste convinti a priori della loro giustezza.

Per esercitarvi, se vi occupate di polìtica non limitatevi a leggere un solo giornale o i giornali di un solo colore. Frequentate le aule dei Tribunali e ascoltate le arringhe della Parte Civile e quelle della difesa. Supponete di trovarvi fra i giurati e di dover emettere una sentenza.

Classificate le vostre cognizioni, man mano sopraggiungono. Con ciò vogliamo dire che voi dovrete immediatamente collocarle nel quadro generale delle vostre conoscenze sulla materia alla quale detta cognizione si riferisce.

Se vedete un quadro, immediatamente, riportatelo alla scuola a cui appartiene: primitivo, rinascimento, barocco, neo-classico, divisionista, impressionista, cubista, ecc. Raffrontatelo allora al modello della scuola di cui avete il ricordo, giudicate di quanto si avvicina o si scosta, qual'è la parte di merito personale, di invenzione.

Un calamaio si può individuare passando mentalmente in rivista le forme di calamai di cui vi rammentate, secondo le materie delle quali sono formati, avuto riguardo al loro valore artistico e venale, alla loro opportunità, ecc.

8. Il nocciolo di ogni questione.

Imparate a comprendere sempre più rapidamente un discorso, una questione. Imparate a indovinare sempre più rapidamente un punto di vista, a interpretare sempre più rapidamente una poesia, un quadro, una musica, un problema, un paesaggio. Per far ciò dovete studiarvi di afferrare di ogni cosa il nocciolo centrale. In un libro, in un quadro, in una sonata, in un discorso politico, in un articolo di rivista, in una commedia, si tratta sempre di un'idea più o meno comune rivestita di forme più o meno abili e nuove. Imparate a scoprire subito questa idea. Che cos'è per esempio il nocciolo, il succo dei Promessi Sposi? Un pensiero di sapienza popolare: «Il tempo accomoda tutto: Dio vede e provvede ». In possesso di questo filo conduttore, vi è facile orientarvi attraverso i caratteri e gli episodi del romanzo. Gran parte dell'opera di Wagner, non è, drammaticamente parlando, che il commento di questo concetto : « La redenzione attraverso l'amore », e musicalmente non è che il concetto di una « armonia continua » opposto al « melodramma » della scuola italiana.

Imparate dunque a scoprire le caratteristiche di un'opera, di una scuola, di un partito, di un'epoca. Cos'è l'architettura greca? L'orizzontale. Cos'è l'architettura gotica? La verticale. Cos'è la pittura toscana? Disegno. Cos'è la pitttura veneta? Colore (1).

(1) Tutto ciò diciamo, beninteso, non per fare dell'estetica a buon mercato, ma per far intendere come bisogna sforzarsi di mirare al generale se si vogliono capire i particolari.

In un quadro o un paesaggio reale vi è sempre un punto di vista da cui si dipartono tutte le linee prospettiche, vi è una figura o un gruppo centrale, vi è un equilibrio di tinte, di chiaroscuri. Cercate subito questi elementi. In una commedia — diceva Sarcey — c'è sempre una «scena madre»; quella che l'impiegato racconta il giorno dopo ai colleghi, esclamando : « C'è una scena... una scena!... » Ebbene: cercate sempre questa scena, giacché è solo per essa che l'autore ha scritto la sua commedia.

Ad ogni crisi ministeriale i partiti si raggruppano intorno al morto e procedono alla spartizione dell'eredità con una manovra palese che consiste nell'urlare ciascuno a più non posso, e con una seconda manovra nascosta fatta di approcci, di schermaglie, di compromessi, spesso anche poco puliti. Nessun giornale di questo mondo dice la « verità vera », ma solo la verità vista attraverso gli interessi del suo partito e della sua cricca, dei suoi azionisti o del Governo o dell'opposizione (1).

(1) Chi vuol acquistare la « seconda vista » sulle vicende del mondo e sulla condotta umana, studi il vol. 33 : L'Arte di essere un uomo.

Noi non approviamo né deploriamo : sarebbe stupido dal momento che è necessario che così sia. Vogliamo solo esortare a non arrestarvi alle apparenze, ma ad aguzzare l'ingegno e a chiedervi sempre, il perchè e il per che cosa delle azioni.

Nessun autore è totalmente originale, cioè indipendente dal suo tempo. Nelle sue opere imparate subito a discernere ciò che gli appartiene e ciò che appartiene alla sua età, ai suoi predecessori.

9. Come approfondire l'analisi.

Un mezzo pratico di analisi rapida di ogni soggetto od oggetto consiste nel proporsi ad una ad una, le seguenti domande: Domande sul soggetto o sull'oggetto:

1. Qual'è la sua origine o radice?

2. Qual'è il motivo che l'ha originato?

3. Qual'è la sua storia?

4. Quali sono le sue qualità e le sue caratteristiche?

5. Quali cose vi sono associate o connesse?

6. Qual'e il suo impiego e la sua applicazione?

7. Che cosa dimostra?

8. Quali sono i suoi effetti e le sue conseguenze? 9. Quale sarà il suo avvenire e la sua fine? 10. Qual'è la vostra opinione generale a suo riguardo e i motivi che la giustificano?

Constaterete che questo sistema di domande metterà in luce tutte le vostre impressioni anteriori relative alla cosa considerata e vi permetterà di classificare, disporre, considerare, passare in rassegna e determinare le sue diverse particolarità Vi insegnerà a ricordarvi, pensare, studiare e osservare. Ogni questione vi suggerirà qualche cosa e quando avrete esaurito il soggetto, ne saprete assai più di quanto avreste potuto imaginare.

Non basta. Esercitatevi oggi su un determinato oggetto o su una determinata questione secondo questo schema, poi non pensateci più sino alla settimana prossima. Allora riprendete in esame, collo stesso metodo, la cosa o la questione di prima e con vostra sorpresa constaterete un grande progresso, come se la scorta d'impressioni su quel soggetto si fosse accresciuta materialmente nel frattempo. La spiegazione del fenomeno si trova nel meccanismo dell'incosciente che però non è qui il caso di discutere.

10. Interesse ed obbiettività.

«Non posso interessarmi a questo studio» ecco la lagnanza più comune degli studenti.

Questi stessi studenti si interessano a certe cose: al cinematografo, alla motoretta, alla Gazzetta dello Sport, ecc.

Da che deriva l'interesse? Esso deriva dalla conoscenza. Tanto più la conoscenza è profonda, tanto più elevato è l'interesse che noi prendiamo a una determinata cosa. Noi possiamo, mediante la cognizione, suscitare l'interesse su un soggetto qualsiasi : la letteratura provenzale, le teorie sociali, le rocce, la storia del Siam, gli scarabei, ecc.

Per conseguenza, quando uno studente si rifiuta di studiare un argomento perchè non vi porta interesse, si chiude da sé in un circolo vizioso. Infatti egli non porterà mai interesse a quell'argomento finché non si deciderà a studiarlo. Il «più bravo della classe » in una determinata materia non fa una gran fatica : per luì lo studio di tale materia è un piacere e non una pena come per il suo collega somaro.

Concludendo: volete interessarvi a un soggetto? Incominciate ad assumere informazioni intorno al soggetto stesso. Non diversamente fanno le comari che si interessano a Tizio, Caio e Sempronio perchè ogni detto o gesto di costoro viene da esse collegato a detti e gesti precedenti e serve a induzioni sui detti e gesti futuri. Dal che si vede che le nozioni « interessanti » sono quelle che possono venir collegate, raffrontate. Una cognizione isolata non significa nulla e non può interessare.

Un secondo mezzo per interessarsi a un soggetto è quello di esercitare intorno ad esso la vostra attività. E' noto l'esempio del nemico del giuoco delle carte, del bigliardo, della caccia, che a furia di insistenze si decide a praticare un giuoco o uno sport e, dalli e dalli, non solo vi si appassiona, ma finisce per rompere le scatole col racconto delle sue interminabili vicende.

Nello stesso modo potete interessarvi alla Storia del Medio Evo, leggendo libri su libri relativi a tali argomenti, visitando città medioevali, musei, estendendo le cognizioni storiche con incursioni nella letteratura, nel costume, nell'economia politica del Medio Evo.

Così si finisce col diventare addirittura dei medievalisti, cioè degli studiosi specializzati in tale materia, capaci di portare il contributo della propria cultura non solo, ma delle proprie riflessioni a questo ramo di studi.

Solo un imbecille può apprendere delle cognizioni di un determinato ordine senza presto o tardi sentirsene interessato. Ora ricordate: lo studio senza interesse è una schiavitù, lo studio interessante è un piacere.

Ecco un'altra astuzia.

« Che cosa farei, come mi comporterei, che cosa deciderei se mi trovassi in una simile circostanza? » Questa è la domanda che dovete sempre farvi quando volete introdurre l'elemento interesse in una questione che sembra non averne affatto.

Al contrario, quando si tratta proprio di voi e dei vostri interessi, l'elemento emotivo vi toglie la visione oggettiva del problema: dal piano logico esso passa sul piano sentimentale. Se volete giudicare obiettivamente dovete supporre che la questione non vi tocchi, ma che siete un semplice spettatore o al più un arbitro imparziale. In tal modo riescìrete a scorgere dei motivi a cui la passione vi aveva impedito di prestare attenzione.

11. La presunzione, ruggine del pensiero.

Molti ingegni si contentano presto di un certo bagaglio di cognizioni. Avendo lavorato sul principio della loro carriera, imaginano di saperne abbastanza e vivono di rendite. Costoro diventano presto presuntuosi e pedanti. Un vero pensatore deve sentirsi trascinato da uno spirito di conquista: la vittoria non dev'essere che la prova generale di una seconda vittoria. Bisogna sempre ricercare, sempre sforzarsi.

12. Intelligenza verbale e intelligenza reale.

Ogni individuo per quanto ignorante, sa qualche cosa più di voi, almeno su un punto, cioè sull'arte o la professione o il mestiere che gli dà i mezzi per vivere (1). Invece di perdervi in vuote chiacchere, procurate di interrogare ciascuno su ciò che sa dell'arte sua. Criticate meno che potete e ascoltate più che potete, pregando anche che vi sia mostrato «come si fa ».

(1) Purtroppo non sempre è così. L'ignoranza professionale è un guaio comunissimo: pochi sanno bene il proprio mestiere, pochissimi lo esercitano coll'ambizione di fare in esso delle scoperte. Quasi tutti « tirano la carretta » badando a faticare meno che possono, ma con ciò stesso spogliando 11 lavoro di ogni interesse. Voi dovete sforzarvi di diventare il professionista più competente della vostra città. Anche se foste degli utilitaristi rigorosi, ricordate che sono le cognizioni apparentemente più astratte quelle che vi porteranno presto o tardi alla scoperta di cognizioni applicabili, « monetatali ».

Ogni attività umana si esplica mediante una tecnica che è il frutto dell'esperienza ai-cumulata dalle passate generazioni. Voi dovete fare della tecnica il fondamento delle vostre cognizioni, e non come quasi sempre avviene, partire dalla critica.

Non vogliamo dire con questo che dovete imparar tutti i mestieri e tutte le arti, diciamo invece che di un'arte e di un mestiere arriverete a intendervene assai più di ogni altro profano solo che vi diate la pena di curiosare in un libro di tecnologia.

Proponete a un uomo colto, magari laureato e cavaliere, dei problemi di questa specie : « Come si concima un prato? Come si impasta oggi il pane? Per quali operazioni è passata la pelle di lontra prima di diventare la pelliccia della sua signora? Come si fa una cravatta? un cappello? Come cammina il tram elettrico? Come sale l'ascensore? perchè girando una chiavetta scorre l'acqua o si accende la luce? come è fatta una fognatura? come si stampa un biglietto di banca? come è organizzato un porto, una stazione? »

Quel signore resterà tanto male che vi considererà una screanzato. Si potrà osservare che nessuno è obbligato a essere un enciclopedico, ed è verissimo. Ma il male è che mancando di ogni cognizione elementare su tutte le cose in mezzo a cui vive, l'uomo moderno si abitua ad esser un vuoto parolaio, a prendere il simbolo per il reale, a credersi colto, mentre non lo è. La mancanza assoluta di pratica è il più forte incentivo della retorica, cioè dell'ignoranza ammantata d'orpello.

Il retore è un individuo pericoloso in ciò che mancando di pratica, manca per conseguenza di buon senso. Egli sa adattare parole a parole, ma non parole a cose (1). Le parole per accumularsi non hanno bisogno che di sintassi: le cose hanno bisogno di logica, il che è assai diverso.

(1) Disgraziatamente per la nostra società, questi chiacchiererai sona i padroni del mondo: dal parlamento alla stampa, dal tribunale al comizio, dal consiglio amministrativo ai congressi internazionali, non vi è luogo ove essi non si siano abbarbicati, vivendo come pidocchi sul sangue di chi lavora sul serio e non ha tempo di far discorsi. La folla crede che chi parla conosca le cose di cui parla e le conosca meglio di chi le pratica senza poterle esprìmere. Su questo grossolano errore si basa la reputazione dei cerretani.

Concludendo, voi dovete sempre, in ogni circostanza, procurarvi dei ragguagli tecnici, cioè positivi, basati sulla realtà; e non passionali ma vuoti, come sono per lo più quelli forniti dalla critica. Ma non basta: per quanto è possibile voi dovete controllare le vostre informazioni sulla realtà, paragonare la parola alla cosa, la regola all'esempio, a teoria alla pratica.

Volete ancora progredire? Diventate dei « pasticcioni ». Noi diciamo: il più scalcinato pittorello è più progredito di chi non sa stemperare un colore; il garzone macellaio è più avanzato dello studentino che deve ripetere una lezione sul bue.

Voi dite che per sapere se le ova al burro sono cotte a puntino basta assaggiarle. Noi vi diciamo che dovreste almeno una volta friggerle da voi. E se volete proprio conoscere come funziona l'automobile procurate di cozzare contro un albero e state due ore a ventre all'aria per tentare di rimetterla in moto.

La poco pratica che potrete acquistare non vi farà diventare un gran critico: vi insegnerà però a mettervi dal punto giusto. Per scopare una stanza, per soffiarsi il naso, per costruire un palazzo, per fare una poesia, vi sono altrettante tecniche. Conoscerle vuol dire incominciare a veder chiaro, cioè — ripetiamolo ancora — a vedere il distinto nell'indistinto.

Abbiamo conosciuto degli studenti che sapevano a memoria un'intera bibliografìa dantesca e non avevano mai letto... Dante, e altri capaci di dissertare dottamente sul Beato Angelico senza mai essersi data la briga di vederne un quadro!





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